Frammenti 26. Ian Hacking e la classificazione

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“(…) Da un lato c’è chi dice che le classi sono in definitiva classi naturali e chi invece dice che sono costrutti sociali.
Io non sto né con l’uno né con l’altro.
Penso che le classificazioni vadano divise in due categorie,
l’una che classifica oggetti indifferenti alle classificazioni.
La “classificazione elettrone” è indifferente,
nella misura in cui chiamare un elettrone “elettrone” non gli fa né caldo né freddo,
e non si mette certo a cambiare le sue abitudini per il fatto di sapere che è classificato come un elettrone.
Invece ci sono “classificazioni interattive” che plasmano le persone.
Il caso delle scienze mediche è particolarmente interessante perché non sono scienze né del tutto naturali né del tutto sociali.
Da un lato le scienze mediche- tra cui la psichiatria- cercano di scoprire le cause organiche fondamentali delle malattie. Nel caso di disturbi psichiatrici, queste cause possono essere biochimiche, neurologiche, o le due insieme.
Nello stesso tempo , il nostro modo di essere malati, le nostre azioni, la condotta, le attitudini, le emozioni, sono classificati secondo criteri umanissimi”.
Ian Hacking, The social construction of what?

Frammenti 25. Il genocidio dimenticato: gli armeni

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“Nei mesi che vanno dall’autunno del 1914 all’estate del 1915 il governo ottomano prese una serie di decisioni che sfociarono nella decimazione della popolazione armena cristiana dell’impero ottomano. Prima della guerra la comunità armena era sparsa per l’impero. La maggioranza apparteneva alla chiesa apostolica armena, benché esistessero anche alcune minoranze cattoliche e protestanti. Vi erano alcune concentrazioni particolari di popolazione armena, che non costituivano però maggioranze demografiche, tranne a livello locale negli insediamenti storici armeni. Essi erano situati in Cilicia, a nord e nord-ovest del golfo di Alessandretta sulla costa mediterranea, dove gli armeni vivevano fin dall’inizio del Medioevo, e nelle province orientali dell’Anatolia, vasta regione delimitata dal Mediterraneo e da Cilicia, Siria, Mesopotamia, Persia, Caucaso e mar Nero, un’area dove l’insediamento degli armeni risale a 3000 anni fa (si veda la Carta 2). Anatolia e Cilicia costituiscono parte rilevante del territorio della Turchia moderna.
 
Durante la prima guerra mondiale, gli armeni dell’Anatolia orientale vennero uccisi sul posto – destino riservato a molti uomini e ragazzi – o deportati nelle zone desertiche del moderno Iraq o verso sud, in Siria. Lungo il tragitto della deportazione subirono massicce e ripetute depredazioni – stupri, rapimenti, mutilazioni, uccisione diretta e morte per fame, sete o per il caldo – per mano dei gendarmi ottomani, delle truppe irregolari turche o curde e delle tribù locali. Anche l’esercito ottomano fu coinvolto nei massacri. Alle donne rapite e ad alcune sopravvissute e a molti orfani venne imposta la conversione all’Islam come mezzo di assimilazione alla «nuova Turchia»”.
Donald Bloxham, Il “grande gioco” del genocidio. Imperialismo, nazionalismo, e lo sterminio degli armeni ottomani, p.5

Frammenti 24. Žižek e l’uso del linguaggio proprio del sociopatico

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«L’uso del linguaggio proprio del sociopatico paradossalmente coincide con la nozione standard che comunemente si attribuisce al linguaggio, la nozione, cioè, che intende il linguaggio come mezzo di comunicazione puramente strumentale, ossia come un insieme di segni che trasmettono significati. Il sociopatico usa il linguaggio: in questo senso non ne è implicato ed è insensibile alla dimensione performativa».

S. Žižek,Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, p.25.

I consigli di Tommaso d’Aquino a un giovane studente

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Mio caro Giovanni, mi hai chiesto come fare per acquisire un ricco bagaglio culturale. Ecco i miei consigli.
1. Non tuffarti a capofitto nel mare del sapere ma cerca di arrivarci lungo corsi d’acqua secondari. È cosa saggia lavorare in crescendo, dalle cose più facili alle più difficili. Questo è il mio consiglio, e tu faresti bene a seguirlo.
2. Sii lento a parlare…
3. Da’ grande importanza a una buona coscienza.
4. Non trascurare mai i momenti di preghiera.
5. Mostrati amabile con tutti.
6. Non mettere mai il naso negli affari altrui.
7. Non entrare in troppa familiarità con nessuno, perché la familiarità genera disprezzo e offre un pretesto per trascurare il lavoro serio.
8. Non sciupare tempo in chiacchiere inutili.
9. Cerca di seguire le orme degli uomini onesti e santi.
10. Non badare tanto a chi parla, ma accumula nella mente quanto di utile egli dica.
11. Assicurati di aver ben compreso quanto leggi o ascolti.
12. Chiarisci i punti dubbi.
13. Fa’ del tuo meglio per riporre tutto quello che puoi nella piccola libreria della tua mente…
14. Non preoccuparti di cose al di fuori della tua competenza. Se seguirai alla lettera i miei consigli raggiungerai la meta desiderata. Addio.
Tommaso d’Aquino, Lettera a uno studente (Consigli per acquistare il tesoro della scienza), 1270 in Opuscoli spirituali, ESD, p.334.

Frammenti 23. Un antidoto all’ossessione della perdita: la scrittura

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La paura della cancellazione ha tormentato le società europee all’inizio dell’era moderna. Per dominare la loro inquietudine, esse hanno fissato per mezzo della scrittura le tracce del passato, i ricordi dei morti o la gloria dei vivi, e tutti i testi che non dovevano scomparire.

[…] Nello spazio aperto della città come nella tranquillità della biblioteca, nella maestà del libro o nell’umiltà di oggetti più comuni, lo scritto ha avuto la missione di scongiurare l’ossessione della perdita
Roger Chartier, Inscrivere e cancellare. Cultura scritta e letteratura, p.V

Frammenti 22. Il tempo storico tra esperienza e aspettativa

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«Le condizioni di possibilità della storia reale sono, insieme, le condizioni della sua conoscenza. Speranza e ricordo, o, più in generale, aspettativa ed esperienza (poiché l’aspettativa ha un campo più ampio della speranza, e l’esperienza scende più in profondità del ricordo) costituiscono la storia e insieme la sua conoscenza, e le costituiscono precisamente in quanto indicano e producono la connessione interna tra il passato e il futuro di ieri, oggi o domani. 
Vengo così alla mia tesi: esperienza e aspettativa sono due categorie atte a tematizzare il tempo storico, in quanto intrecciano tra loro il passato e il futuro. Queste categorie servono a rintracciare il tempo storico anche nella ricerca empirica, perché, arricchite di contenuti adeguati, guidano i gruppi che agiscono concretamente nella realizzazione del movimento sociale o politico».
Reinhart Koselleck, Futuro passato.Per una semantica dei tempi storici [1979], p.303

 

Frammenti 21. Lo storico produce discorsi su pratiche non discorsive

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«Riesumare e mettere in prospettiva i «banali dati della vita di ogni giorno, a cui nessuno fa ormai più caso», significa perciò compiere un’operazione tutt’altro che neutrale. Ogni storia delle pratiche,ha scritto efficacemente Roger Chartier, mettendoci in guardia contro letture fiduciose e tranquillizzanti dei «fatti concreti», prende vita sul bordo di una scogliera: il luogo in cui il solido entroterra degli accadimenti confina col mare aperto dei discorsi. Da questa scomoda posizione lo storico produce discorsi su pratiche non discorsive.
Tra ciò che lo storico osserva (i comportamenti «concreti»),i discorsi che ritiene storicamente collegabili a quei comportamenti –presupposti, narrazioni, spiegazioni, “influenze”, sistematizzazioni – e i discorsi stessi intesi come pratiche storiche discorsive esistono dunque molteplici piani di congiunzione. Studiare i presupposti discorsivi delle pratiche lavorative di fabbrica e i discorsi stessi sul lavoro in quanto eventi significa porsi come oggetto di studio non solo i «fatti concreti» ma anche «un tipo di razionalità, un mo-do di pensare, un programma, una tecnica, un insieme di sforzi razionali e coordinati, di obiettivi definiti e perseguiti [e di] strumenti per perseguirli».
Lo studio storico delle forme e della pratiche del sapere, e dei rapporti tra sapere e potere, non esclusivo ma complementare a quello della pratiche sociali, contribuisce dunque in misura determinante alla comprensione delle modalità attraverso cui i discorsi stessi determinano e riflettono il cambiamento sociale».
G. Maifreda, La disciplina del lavoro: operai, macchine e fabbriche nella storia italiana, pp. 18 e 19

Frammenti 20. La storia e il desiderio di semplificazione secondo Primo Levi

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« […] tendiamo a semplificare anche la storia, ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili.

[…] Questo desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è. È un’ipotesi di lavoro, utile in quanto sia riconosciuta come tale e non scambiata per la realtà; la maggior parte dei fenomeni storici e naturali non sono semplici, o non semplici della semplicità che piacerebbe a noi».

Primo Levi, I sommersi e i salvati

Frammenti 19. Foucault, la resistenza e il potere

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«Là dove c’è potere c’è resistenza e […] tuttavia, o piuttosto proprio per questo, essa non è mai in posizione di esteriorità rispetto al potere. 
Bisogna dire che si è necessariamente “dentro” il potere, che non gli si “sfugge”, che non c’è, rispetto ad esso, un’esteriorità assoluta, perché si sarebbe immancabilmente soggetti alla legge? 
O che, se la storia è l’astuzia della ragione, il potere sarebbe a sua volta l’astuzia della storia – ciò che vince sempre? 
Vorrebbe dire misconoscere il carattere strettamente relazionale dei rapporti di potere. 
Essi non possono esistere che in funzione di una molteplicità di punti di resistenza, i quali svolgono, nelle relazioni di potere, il ruolo di avversario, di bersaglio, di appoggio, di sporgenza per una presa. 
Questi punti di resistenza sono presenti dappertutto nella trama di potere»
Michel Foucault, La volontà di sapere, pp. 84-85.