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Il processo del “simile che cura il simile” non è mai stato dimostrato ma, a parte questo ciò che lascia maggiormente perplessi nei confronti dell’omeopatia sono proprio le diluizioni estreme con cui vengono preparati i rimedi omeopatici. Ai tempi di Hahnemann le conoscenze relative alla struttura della materia erano molto poco sviluppate. […] Al giorno d’oggi le cose sono notevolmente cambiate: sappiamo che la materia ha una natura discreta e che ogni sostanza esiste sotto forma di unità minime chiamate molecole. […] Questo fa sì che oltre un certo limite non abbia più senso procedere nelle diluizioni, semplicemente perché non vi è più nessuna traccia di soluto.

[…] Dal punto di vista teorico l’omeopatia appare quindi completamente priva di ogni fondamento scientifico, almeno sulla base delle attuali conoscenze chimico-fisiche. […]

Purtroppo […] nonostante quanto viene sostenuto dagli omeopati e da molti pazienti che la utilizzano, l’efficacia dell’omeopatia non è mai stata dimostrata. O meglio, non è mai stato dimostrato che essa abbia un’efficacia superiore al semplice effetto placebo (tale superiorità deve essere dimostrata da qualsiasi farmaco per poter essere considerato tale). […] Nelle sue sperimentazioni Hahnemann non prese le dovute precauzioni per eliminare l’influenza dell’effetto placebo e ai suoi tempi poteva anche essere giustificato, poiché le conoscenze in materia erano piuttosto limitate. Non si capisce però perché i moderni omeopati rifiutino tali procedure [di verifica intersoggettiva], accampando scuse pretestuose e inventandosi curiose teorie […]“.

Silvano Fuso, La falsa scienza. Invenzioni folli, frodi e medicine miracolose dalla metà del Settecento a oggi, pp.264-266