Frammenti 18. Deleuze e la morale

Tag

, , ,

deleuze5

«Secondo me c’è una morale ovunque.
Quando Nietzsche dice “Abbasso la morale di Al di là del bene e del male”
aggiunge subito nella stessa frase:
“ma attenzione non siate sciocchi , non imitate chi invita al suicidio”.
“Al di là del bene e del male” non vuole affatto dire:
“al di là del buono e del cattivo”.
Vuole dire che il bene e il male sono di fatto una mistificazione,
non vuol dire “vale tutto».
Gilles Deleuze, Ethique et morale, Vincennes 1980

Frammenti 17. La storia: un’impostura

Tag

, , , , , ,

20954036_1951037491775424_2422119244308160045_n

“Tutta un’impostura. La storia non esiste. Forse esistono le generazioni di foglie che sono andate via da quell’albero, un autunno appresso all’altro? Esiste l’albero, esistono le sue foglie nuove: poi anche queste foglie se ne andranno; e a un certo punto se ne andrà anche l’albero: in fumo, in cenere. La storia delle foglie, la storia dell’albero. Fesserie! Se ogni foglia scrivesse la sua storia, se quest’albero scrivesse la sua, allora diremmo: eh sì, la storia… Vostro nonno ha scritto la sua storia? E vostro padre? E il mio? E i nostri avoli e trisavoli?… Sono discesi a marcire nella terra né più e né meno che come foglie, senza lasciare storia… C’è ancora l’albero, sì, ci siamo noi come foglie nuove… E ce ne andremo anche noi… L’albero che resterà, se resterà, può anche essere segato ramo a ramo: i re, i viceré, i papi, i capitani; i grandi, insomma… Facciamone un po’ di fuoco, un po’ di fumo: ad illudere i popoli, le nazioni, l’umanità vivente… La storia! E mio padre? E vostro padre? E il gorgoglio delle loro viscere vuote? E la voce della loro fame? Credete che si sentirà, nella storia? Che ci sarà uno storico che avrà orecchio talmente fino da sentirlo?”
Leonardo Sciascia, Il consiglio d’Egitto

Frammenti 16. L’uso del linguaggio del sociopatico

Tag

, , , ,

51QrjD8luKL._SX339_BO1,204,203,200_

 

«L’uso del linguaggio proprio del sociopatico paradossalmente coincide con la nozione standard che comunemente si attribuisce al linguaggio, la nozione, cioè, che intende il linguaggio come mezzo di comunicazione puramente strumentale, ossia come un insieme di segni che trasmettono significati. Il sociopatico usa il linguaggio: in questo senso non ne è implicato ed è insensibile alla dimensione performativa»

Žižek,Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, p.25.

Frammenti 15. La politica come termometro di una società

Tag

, , , ,

21151585_1955096581369515_5175270950622487320_n

 

“Nell’uomo politico si incarna lo stato medio di una società – i vizi, le mediocrità, i difetti – come se egli ne assorbisse i mali alla maniera dei vecchi stregoni che succiano la ferita purulenta succhiandone anche il maleficio. Così i loro vizi, le turpitudini, il malaffare, sanno di qualcosa di diverso. È come se essi imbrigliassero tutto ciò che di turpe vi è in una convivenza e ne liberassero gli altri”.
Manlio Sgalambro, Dell’ indifferenza in materia di società

Frammenti 14. La cura impossibile: l’omeopatia

Tag

, , , , ,

18740753_1909080885971085_6006663894798754343_n

Il processo del “simile che cura il simile” non è mai stato dimostrato ma, a parte questo ciò che lascia maggiormente perplessi nei confronti dell’omeopatia sono proprio le diluizioni estreme con cui vengono preparati i rimedi omeopatici. Ai tempi di Hahnemann le conoscenze relative alla struttura della materia erano molto poco sviluppate. […] Al giorno d’oggi le cose sono notevolmente cambiate: sappiamo che la materia ha una natura discreta e che ogni sostanza esiste sotto forma di unità minime chiamate molecole. […] Questo fa sì che oltre un certo limite non abbia più senso procedere nelle diluizioni, semplicemente perché non vi è più nessuna traccia di soluto.

[…] Dal punto di vista teorico l’omeopatia appare quindi completamente priva di ogni fondamento scientifico, almeno sulla base delle attuali conoscenze chimico-fisiche. […]

Purtroppo […] nonostante quanto viene sostenuto dagli omeopati e da molti pazienti che la utilizzano, l’efficacia dell’omeopatia non è mai stata dimostrata. O meglio, non è mai stato dimostrato che essa abbia un’efficacia superiore al semplice effetto placebo (tale superiorità deve essere dimostrata da qualsiasi farmaco per poter essere considerato tale). […] Nelle sue sperimentazioni Hahnemann non prese le dovute precauzioni per eliminare l’influenza dell’effetto placebo e ai suoi tempi poteva anche essere giustificato, poiché le conoscenze in materia erano piuttosto limitate. Non si capisce però perché i moderni omeopati rifiutino tali procedure [di verifica intersoggettiva], accampando scuse pretestuose e inventandosi curiose teorie […]“.

Silvano Fuso, La falsa scienza. Invenzioni folli, frodi e medicine miracolose dalla metà del Settecento a oggi, pp.264-266

Frammenti 13. Il cretino di sinistra

Tag

, , ,

image_book.jpg

“Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile, e forse ancora, se non da pochi, sospettato. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra: ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Tra non molto, forse, saremo costretti a celebrarne l’Epifania“.

Leonardo Sciascia, Nero su nero, Torino, Einaudi 1979 p. 244

Frammenti 12. Istruzione e mobilità sociale secondo Raymond Boudon

Tag

, , ,

18156605_1896200240592483_1870494771266002163_o

“La diseguaglianza delle opportunità di fronte all’istruzione è principalmente il risultato della stratificazione stessa. L’esistenza di posizioni sociali distinte comporta l’esistenza di sistemi di aspettative e di decisioni distinti i cui effetti sulla diseguaglianza delle opportunità di fronte all’istruzione sono moltiplicativi.
[…]
Dato che esistono strati sociali, esistono anche disparità di fronte all’istruzione che appaiono tanto più marcate quanto più si passa ai livelli superiori del sistema scolastico.
[…]
L’effetto moltiplicativo (delle disparità) non potrebbe sparire che nel caso di un sistema scolastico completamente indifferenziato in cui tutti gli individui seguissero un unico curriculum. […] La nozione di curriculum unico comune a tutti è in contraddizione con la norma dell’adattamento del curriculum ai gusti e alle presunte attitudini dei bambini.
[…]
Si rileva che la maggioranza delle società industriali liberali sono caratterizzate, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sia da un’attenuazione delle diseguaglianze di fronte all’istruzione, sia da un aumento delle diseguaglianze economiche. […] l’immobilità della mobilità nelle società industriali può apparire in contraddizione col cambiamento “accelerato” che caratterizza queste società e suggerire interpretazioni scientificamente ingenue, volontariste (azione di un onnipotente gruppo dominante) o finaliste (facoltà di riproduzione delle strutture sociali). L’equilibrio della mobilità […] può al contrario essere spiegato dall’aggregazione di meccanismi elementari”.

Raymond Boudon, Istruzione e mobilità sociale, pp. 210-218

Frammenti 11. Sciascia e il problema della giustizia

Tag

, , , ,

sciascia3-418x290

Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo. Un problema che si assomma nella scrittura, che nella scrittura trova strazio o riscatto. E direi che il documento mi affascina – scrittura dello strazio – in quanto entità nella scrittura, nella mia scrittura, riscattabile“.

Leonardo Sciascia, 4 domande a Leonardo Sciascia, p. XIII

Frammenti 10. Arlette Farge e il piacere dell’archivio

Tag

, ,

12963469_10208773132906618_7454329641234264206_n

“[…] d’estate come d’inverno il documento d’archivio è gelido; nel decifrarlo si tratti di una pergamena o di una cartaccia, le dita si intorpidiscono e si macchiano di fredda polvere nera. Per occhi non esercitati è poco leggibile anche quando è coperto da una scrittura precisa e regolare. Arriva sul tavolo di lettura spesso in fascicoli, legato con dello spago o stretto da cinghie, insomma infagottato, con gli angoli divorati dal tempo e dai roditori; prezioso infinitamente e fragile, lo si manipola con cautela per paura che un modesto inizio di deterioramento diventi magari definitivo. Al primo sguardo si può capire se, dopo la sua archiviazione, è stato consultato anche una sola volta o no. Un fascicolo intatto è facilmente riconoscibile, non dal suo aspetto generale (può essere conservato a lungo fra scantinati e inondazioni, guerre e sconfitte, brinate e incendi), ma da un certo modo di essere uniformemente ricoperto da una polvere che non si volatizza, che rifiuta di levarsi al primo soffio, senza nessun’altra traccia tranne quella livida del laccio di stoffa che lo stringe e lo regge piegandolo appena nel mezzo. Fuorviante e colossale, un archivio ha un grande potere di seduzione. Offre brutalmente un mondo sconosciuto dove i reprobi, i miserabili, gli scellerati giocano la loro parte in una società vivace e instabile. La lettura provoca subito un effetto di reale che nessun testo stampato può suscitare. Nasce così la sensazione ingenua, ma profonda, di squarciare un velo, di attraversare l’oscurità della conoscenza, di raggiungere, come dopo un lungo e incerto viaggio, l’essenzialità delle persone e delle cose. L’archivio riesce a mettere tutto a nudo: buttato giù in poche righe, appare non solo l’inaccessibile, ma il vivente”.

Arlette Farge, Il piacere dell’archivio

Frammenti 9. Fernand Braudel e la longue durée

Tag

, , , ,

braudel

“Buono o cattivo che sia, questo domina i problemi della lunga durata. Per struttura, gli osservatori della realtà sociale intendono un’organizzazione, una coerenza, dei rapporti piuttosto stabili tra realtà e masse sociali. Per noi storici, una struttura è senza dubbio connessione, architettura, ma più ancora una realtà che il tempo stenta a logorare e che porta con sé molto a lungo. Talune strutture, vivendo a lungo, diventano elementi stabili per un’infinità di generazioni: esse ingombrano la storia, ne impacciano, e quindi ne determinano il corso. Altre si sgretolano più facilmente; ma tutte sono al tempo stesso dei sostegni e degli ostacoli. Come ostacoli esse si caratterizzano come dei limiti, in senso matematico, dei quali l’uomo e le sue esperienze non possono in alcun modo liberarsi. Si pensi alle difficoltà di spezzare certi quadri geografici, certe realtà biologiche, certi limiti della produttività, ovvero questa o quella costrizione spirituale: anche i quadri mentali sono delle prigioni di lunga durata”.

F.Braudel, Storia e scienze sociali. La «lunga durata» in La storia e le altre scienze sociali, a cura di Id., Laterza, Roma-Bari, 1974, pp. 153 e segg.